La giornata va verso le ore serali e ancora siamo lontani da Cascais, continuo a carteggiare con precisione e accendo il radar, finchè ci si vede ancora voglio confermare gli echi radar della costa con ciò che osservo a vista, non si sa mai, prendere un granchio in acque sconosciute e a meno di un miglio dalla costa sarebbe al minimo imbarazzante, mentre non c'è limite al possibile disastro che potrei provocare. Siamo nelle vicinanze di aree ad alto traffico regolamentato e tra poco inizieranno le barre fluviali con i loro bassifondi. Amalia è abbarbicata alla ruota da un pezzo, il suo delicato compito è quello di non distrarsi e di mantenere il valore di prua che io determino al tavolo di navigazione. Ormai la sera ha cancellato ogni possibilità di riconoscere la costa a vista, si possono solo vedere tante luci scintillanti lungo l'intera baia; si riconosce, guardando all'indietro, il lampeggiare del faro di Capo Espichel, un lampo bianco luminosissimo ogni 4 secondi, ma poi è un mare di luci indistinte; ad un certo punto, sulle sei miglia di distanza, a dritta, si delinea sullo schermo la bocca del Tago, l'immagine radar è molto diversa da quella reale ma, con un pò di esercizio si riesce a stabilire le corrispondenze con la carta nautica; un'eco molto ben distinta si para all'uscita del fiume sulla nostra rotta, a vista non si distingue un bel niente, la distanza diminuisce ma non si riesce a vedere alcunchè, so per certo che c'è una nave ma dov'èquesta benedetta? Ad un certo punto, come per incanto la vedo, o, meglio, vedo quella che potrei definire con un nonsense la sua ombra notturna.

 

Cosa succede? succede che la nave, un mercantile, le cui patetiche luci di via niente possono contro il mare di luci terrestri dello sfondo, è una grande massa opaca che oblitera le luci retrostanti e, incredibilmente, la sagoma della nave si delinea perfettamente come una forma nera contro lo sfavillio per levarci dalle vicinanze e, capito il trucco, diventa agevole individuare altre due navi che seguono a poca distanza (sono così ravvicinate perchè è il momento in cui la marea è propizia all'uscita dal fiume). Nel frattempo siamo impegnati nel cercare di riconoscere il nostro porto di Cascais, sul radar la forma della baia è chiaramente riconoscibile, però ho il piccolo problema che la carta nautica, pubblicata alcuni anni fa, non riporta il porto, ho solo potuto tracciare a matita la forma approssimativa del molo di sovraflutto, ricavata da un'altra pubblicazione nautica. Però un faro, quello si S.Marta, posto immediatamente a sinistra del porto, si fa riconoscere molto prima di quanto pensassi, nel nostro settore mostra un lampo rosso ogni sei secondi; dopo poco sul radar si delinea una forma così rettilinea che, secondo me, non può che essere il molo di sovraflutto di Cascais. Prepariamo i nostri due fortissimi fari da alcuni milioni di candele, aguzziamo lo sguardo come faine, ogni tanto una luce rossa, magari la luce degli stop di un'auto, ci fa pensare che siamo riusciti ad individuare il fanale sinistro dell'ingresso in porto, invece sono solo illusioni ottiche. Poi, finalmente, individuiamo il nostro segnale rosso lampeggiante, è Cascais;ora dobbiamo solamente individuare il fanale verde, capire quindi come sia disposta la bocca del porto ed entrare.

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