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A questo punto il giornale di bordo si interrompe,
ero troppo occupato per poter annotare qualcosa e vado a memoria.
Manca ormai poco. Nel pomeriggio avvisto e perdo varie volte Flores, i piovaschi
sono continui, il vento è sempre sopra i venti nodi e ormai sono sicuro
di farcela, dormirò al riparo di un porto dopo 25 giorni di traversata
non sempre riposante. Avvisto l'estremità SE dell'isola, Lajes e il porto
stanno immediatamente dietro la punta. Comincio a preparare la barca, ma la condotta è ancora
impegnativa, il mare è molto formato anche se il vento è diminuito, è tra
15 e 20 nodi. Doppio la punta e mi ritrovo in acque un pò riparate, comincio
a vedere il frangiflutti del porto. Non ho una carta di dettaglio per cui non
so cosa troverò dentro, ma questo, con la luce del giorno, non è un
problema. Comincio a vedere le case distintamente. A circa mezzo miglio dall'estremità del
molo decido di ammainare le vele. Prima però, da buon marinaio, accendo
Giovanni, non vorrei trovarmi senza vele e scoprire che il motore non parte.
Tutto bene, Giovanni non fa una piega e la fedele pompa di sentina lo raffredda
a dovere. E allora via il fiocco. Mentre ho appena iniziato ad ammainare la randa
viene a mancare il rumore del motore. Cribbio. Corsa a
spegnere la pompa, se restasse accesa col motore fermo in un attimo si allagherebbe
il cilindro che in quel momento ha la valvola di scarico aperta e addio motore.
Provo a riaccendere, qualche starnuto e poi più niente. Giovanni è morto.
Non posso crederci. Il solito folletto ha deciso di farmi ammattire. Dopo qualche
disordinato tentativo di riaccensione comincio a ragionare. Mancano due ore al
tramonto, il vento e il mare ci spingono verso il largo, per cui non ci sono
pericoli immediati.
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Posso concentrarmi sul motore. Si tratta sicuramente
di problemi di alimentazione di carburante. Apro il filtro. Esce
un pò di porcheria ma con la poca luce che c'è, gli
occhiali sempre appannati dalla grande umidità, la barca che
mi sballotta da tutte le parti, non riesco a capire quanta sia l'acqua
contenuta. Spurgo alla meglio il filtro e, facendo girare il motorino
d'avviamento, tento di spurgare i...(?)...ano la nafta agli iniettori.
Faccio tutto di fretta perchè il
buio sta arrivando e col suo arrivo svanisce la speranza di dormire
in porto. Ogni tanto interrompo lo spurgo e tento di mettere in moto.
Niente da fare, continua ad esserci acqua nell'impianto di alimentazione
e non c'è segno che il problema si stia risolvendo. Mi rendo
anche conto che sto sforzando il motorino d'avviamento. E inutile
continuare così, non vedo più quel che sto facendo,
ormai l'unico possibile risultato è quello che, continuando
così, provochi qualche altro guaio, non foss'altro per la
fretta e la stanchezza. Mi siedo, respiro profondamente, ingoio la
delusione e cerco di accettare con serenità l'idea di dormire
fuori dal porto. In fondo, mi dico, sono arrivato. Siamo in acque
riparate e non ci sono problemi immediati. Domani a mente fresca
e dopo aver riposato vedremo cosa fare per risolvere la questione
del motore, al limite entrerò a vela e calerò l'ancora
da qualche parte. Da questo momento in poi tutto va per il meglio.
Mangio bene (ero affamatissimo), controllo lo scarroccio, è verso
il largo.
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