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sventolata
da nord o da nord ovest, che nel Golfo di Biscaglia è sempre
in agguato.
Verso
le cinque ero in cuccetta, a riposare, quando un un rumore anomalo,
proveniente dal vano motore, mi ha fatto schizzare
in piedi. Ho fermato il motore, sollevato i paglioli, controllato
e il responso è stato immediato, non potevamo più contare
sull'alternatore, il suo supporto, appunto già malandato,
stava per rompersi. Poco male, a bordo abbiamo due pannelli fotovoltaici
e un generatore eolico che possono
darci energia bastante ai bisogni medi della giornata. Quindi decidiamo
di proseguire e di fare a meno dell'alternatore; smonto la cinghia,
fisso l'alternatore in modo che, non muovendosi, non solleciti il
supporto, alla cui riparazione avrei provveduto in Inghilterra. Quindici
minuti di lavoro. Avevo già terminato quando un insistente
gocciolio, che era stato presente sin da quando avevo sollevato i
paglioli, ma che non avevo focalizzato, preso com'ero dalla questione
alternatore, attira finalmente la mia attenzione. Una
rapida ispezione e la risposta è stata non delle migliori:
la tenuta dell'asse perdeva, non molto a dire il vero, ma in modo
continuo.
La tenuta dell'asse dell'elica di Ulyxes oltre agli anelli di tenuta
dell'acqua veri e propri ha, nella stessa zona, due cuscinetti a
sfera reggispinta, uno per la marcia avanti e uno per quella indietro.
L'acqua di mare accedeva proprio attraverso i cuscinetti,
per
cui si può immaginare
che disastro poteva combinare sulle superfici lucide delle sfere
e delle piste, non potevo continuare in quelle condizioni.
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Inizialmente
mi sono sentito veramente male dentro, ho maledetto la sfortuna e
ho visto nero per
un pò sul futuro del viaggio. Mi sono tornate alla mente le
difficoltà del novembre 2003 quando tutto ha congiurato affinchè non
riuscissi a raggiungere Gibilterra, mi è tornato alla mente
come venti contrari ci abbiano tenuti fermi a lungo sia ad Almeria
che a Portimao, ho ripensato ai vari problemi tecnici avuti in questi
primi due mesi e, insomma, mi sono vittimizzato un tantino. Mi intristiva
sopratutto il pensiero
che la Norvegia fosse ancora tanto lontana e questo ulteriore ritardo
l'avrebbe allontanata ancora di più.Cosa dire poi delle prospettive
della riparazione? A Cagliari, ovviamente, non avrei avuto problemi
ad organizzare i lavori e a terminarli in pochissimi giorni, ma qui,
nel bel mezzo di terre e acque sconosciute, non sapevo neppure da
dove cominciare, anzi, dovevo ancora decidere verso quale porto dirigere.
Le possibili scelte erano due : La Coruna e Brest. La prima aveva
il vantaggio
di essere a poche decine di miglia e, essendo spagnola, forse poteva
darci dei vantaggi circa la comprensibilità della lingua e
l'atteggiamento della gente così tanto simile a noi, la seconda
aveva il vantaggio di essere lungo la nostra strada (e i venti erano
previsti a favore), ed inoltre, essendo Brest un grande porto, aveva
sicuramente le risorse necessarie alle riparazioni. Nello sfondo
poi c'era la questione economica, lavori come quelli che si prospettavano
hanno in genere un impatto economico notevole e il budget di manutenzione è già pericolosamente
in rosso.
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