I fattori 1 e 2 li conoscevo e conoscevo anche la risposta adeguata: partire da lontano con la prua orientata verso il vento di una quarantina di gradi, dare tutta macchina indietro fino ad assumere una discreta velocità, in modo che la vacca, hops Ulyxes, sentisse l'effetto del timone. E così mi regolo, forte velocità indietro, il timone che in questi frangenti diventa durissimo, e un pò di cardiopalmo per il sottoscritto. Punto la poppa con decisione sul lato sopravento del bacino, Amalia, smarrita, fa cenno al ciclopico muro di duro cemento che costituisce appunto il lato sudetto. Nel frattempo vento e corrente di marea( eccolo il subdolo terzo fattore di cui sopra) ci spostano sottovento, ma non abbastanza e riesco ad entrare di gran carriera nel bacino. Ma il bacino non è certo lungo, è appena qualche metro in più dei 12 metri di Ulyxes, bisogna quindi fermare la barca che pesa intorno alle quattordici tonnellate; quindi grande smotorata in avanti e, di misura, ci fermiamo senza urtare con Scipio la parete di fondo del bacino.Juan ci lancia le solite cime e si mette ai comandi ma stavolta il protettore degli operatori di travel lift sta guardando da un'altra parte. Le cinghie-retino per farfalle stavolta stanno sempre nel posto sbagliato. Juan comincia a gridare, dall'alto del travel lift, in una variante locale del gallego, non si capisce una parola che fosse una. Gesticola, si fa paonazzo, scende dal travel, risale urla qualcosa a me, poi ad Amalia, poi ancora a me. Noi dabbasso cerchiamo di fare l'unica cosa che in quella situazione potessimo fare, spingendoci contro le pareti interne del bacino, evitavamo che Ulyxes avesse danni urtando contro il bacino stesso.

 

Con due sole cime, una a poppa e una a prua è impossibile tenere una barca al centro del bacino, Juan stava usando una tecnica errata ma non era possibile spiegarglielo per il motivo che io non parlo gallego e lui non parla italiano (comunque non credo che avrebbe ascoltato nessuno in quel frangente, era troppo eccitato). Dopo alcuni tragicomici tentativi di acchiappare al volo la barca, Juan scende dal mezzo e si sbraccia per cacciarci via dal bacino, io faccio del mio meglio per non tradire la mia irritazione, uscire e rientrare, con i problemi di manovra che ho accennato sopra, non mi piaceva assolutamente, una volta era andata bene, non era detto che altrettanto accadesse la seconda volta, era una manovra ad alto rischio.Non c'è stato nulla da fare, dovevo uscire, anche perchè l'operador muy practico aveva incasinato le fasce e per risistemarle era veramente necessario liberare il bacino. Così eccomi, con la morte nel cuore, a uscire di nuovo dal bacino e scansare di misura le boe che, ne sono sicuro, sono lì per dare lavoro al cantiere, per i danni che le cime avvolte alle eliche sono capaci di provocare. A questo punto non so più che cosa il destino, sotto le sembianze di Juan, mi riservi.

Lui ha lasciato il ponte di comando e si è allontanato, io dalla barca non so che cosa lui stia tramando, vorrei andare via ma non so dove andare, posso solo manovrare in cerchio di fronte al bacino in attesa di neppure io so cosa.

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