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Santiago è la esemplificazione del sentimento
religioso spagnolo, così come io me lo sono sempre immaginato,
simile per certi versi a quello italiano, in fin dei conti è la
stessa religione e abbiamo un papa in comune, ma con delle peculiarità di
grande spessore. L'intera città è costellata di edifici
religiosi e di culto, la chiesa di San Francesco, il convento delle
Clarisse, fra i tanti, e poi la celebre Cattedrale. Tutti questi
monumenti hanno un elemento unificante: la severità,
che incute reverenza e quasi paura. Sono severi nella pietra con
la quale sono costruiti, un'arenaria grigia e un pò scura,
sono severi nelle statue di santi e personaggi vari, tutti molto
pedagogici e ammonitori, sono severi nella penombra degli interni
dove gli altari rifulgono per maestosità, per la magnificenza
dell'oro zecchino che copre tutto; e poi, a far sentire piccino il
pellegrino contribuiscono le imponenti dimensioni dei monumenti e
del contesto urbanistico in cui essi sono inseriti.Il dimensione
religiosa che sembra prevalente, fino ad essere quasi palpabile, è quella
del timor di Dio, la quasi meschina piccolezza dell'uomo di fronte
alla grandezza del Creatore è continuamente
evidenziata e così resta spazio solo per la contrizione per
il proprio stato di miseri peccatori di fronte alla Perfezione.
Questo
sentimento era così prevalente,anche nell'espressione dei
visi e nelle posture dei tantissimi pellegrini,che è stato
necessario un atto di volontà per riaffermare dentro di
me che comunque, malgrado questa mortificazione dell'uomo nella
sua debolezza, in
fondo la grande cattedrale era stata costruita per celebrare la
santità di un apostolo che era stato ben un
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uomo e che, a suo tempo avrà pur avuto le
sue umane miserie! Solo la umana prospettiva di altri uomini, successivamente,
ha fatto
che l'apostolo diventasse inarrivabile nelle sue virtù e la
sua memoria fosse lì solo per ricordare quanto l'astante fosse
lontano da quell'esempio di perfezione. Chi ne subì le conseguenze,
vedi le nefandezze della Santa Inquisizione, potrebbe testimoniare
quanto questo modo di porre la religione fosse funzionale al potere
dei re e dei papi, e fosse ben lontana dall'insegnamento autentico
del Cristo. Queste riflessioni, forse banali e che, comunque, vengono
dopo che secoli di progresso hanno chiarito tante cose nella cultura
dell'uomo, nulla possono togliere alla meraviglia che la cattedrale
suscita nel vederla.
La Galizia è stata per noi anche e soprattutto
La Coruna, dove avevamo dovuto dirottare per un'avaria alla tenuta
dell'asse dell'elica. A Coruna (in galiziano si scrive A e non La
e si pronuncia A Corugna), che non significa affatto "la Corona" come
erroneamente pensavo, è una bellissima e moderna città detta
anche la Città di Cristallo, per
via delle vetrate che, tradizionalmente chiudevano le verande dei
palazzi e che fanno luciccare al sole l'intero lungomare; la gente è molto
attiva ma anche molto allegra, non per niente vale il detto: Santiago
studia, Vigo lavora e A Coruna si diverte.
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