Volevamo andare a Nord - Luglio 21, 2004

Abbiamo lasciato l'Inghilterra diretti non in Norvegia, come era nei nostri piani iniziali, ma per le Isole Azzorre. Sui motivi del cambio dei piani ho già fatto accenno precedentemente, ma ora che il cambio di piano diventa una cosa concreta e cioè poniamo la prora verso ovest invece che verso est è il momento di guardare indietro un attimo per capire meglio. Che cosa abbiamo perso con questa rinuncia? Mah, ora che l'esperienza inglese è fatta e conclusa posso forse guardare a queste ultime decisioni a cuore più leggero. Ma torniamo un attimo indietro, alle nostre aspettative arrivando in Inghilterra. La mattina che ci siamo presentati, verso le tre, di fronte all'estuario del fiume Fal, mentre preparavo la barca per l'ingresso nel porto di Falmouth, ero davvero molto emozionato. Avevamo passato da poco Lizard Point, Land's End era alla nostra sinistra, le isole Scilly, a una giornata di navigazione. Sulla dritta c'era la Manica, il Solent. Eravamo nel regno delle correnti, delle maree, delle burrasche. Qui si sono levate generazioni di grandi, grandissimi navigatori; qui oggi la vela è praticata da tantissimi appassionati, forgiati in abili marinai dagli elementi naturali e dalla cultura marinara. Io non potevo accostarmi a tutto ciò senza un senso di rispetto e di deferenza.Le mie letture mi avevano insegnato che, come marinaio, dovevo essere tributario di questa terra e del suo passato e del suo presente.

 

 

Oltre a questo nel mio passato di aviatore c'erano diverse esperienze con personale delle Forze Aeree di Sua Maestà, la RAF e, devo ammetterlo, spesso avevo dovuto riconoscere, con molto rammarico, che noi italiani avevamo ancora tanta strada da fare. Complesso d'inferiorità? "Really not", solo che mi ponevo in posizione, per così dire, di discepolo che vuole imparare dal maestro. Forse per questi motivi, uniti al fascino che le tradizioni della vecchia Inghilterra avevano su di me e su Amalia, arrivavamo pieni di aspettative e con una mezza idea di svernare in qualche porto inglese, per riprendere la risalita nella prossima primavera.

Eccoci quindi a risalire il fiordo che costituisce l'accesso a Falmouth. Durante l'attesa dell'alba avevamo notato una anomalia, la città a mala pena si distingueva, nel buio, dalle campagne e dai boschi circostanti. Eravamo abituati al bagliore che le città irradiano ancora prima di essere visibili, quando sono ancora ben sotto l'orizzonte, mentre Falmouth sembrava quasi timida di mostrarsi.Comunque si risale, il fiume ha una diramazione, noi prendiamo a sinistra stando tra le boe che marcano il canale delle acque sicure; si cominciano a vedere le strutture portuali, niente di gigantesco come in tanti altri porti, una cosa molto discreta che ben si accorda alla splendida natura di questi paraggi. Manco a dirlo, il verde e i prati regnano ovunque; due forti, anche questo manco a dirlo, fanno la guardia, nessuno gli ha ancora detto che la Invincible Armada è dispersa da tempo.

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