Dorme
ancora, di sicuro, ma è lì.
Ci portiamo vicino alla costa, non ci sono pericoli, è una
costa molto fidata, niente secche e allora, a poche centinaia di
metri
dalle falesie vulcaniche che fronteggiano l'oceano, scorre la terra,
tutta divisa in appezzamenti coltivati o coperta da boschi. Un clacson, è una
vettura mattiniera su una strada che corre tortuosa quasi sul bordo
della falesia, il primo rumore estraneo alla barca e al mare da due
settimane, quasi ci sorprende. Navighiamo ormai a vista, le carte
e gli strumenti non servono più, conosco questi posti, li
ricordo come se ci fossi stato solo ieri. Ecco le Isole delle Capre,
un mirabile risultato delle forze della natura. Un antico vulcano
emerge dall'acqua, proprio di fronte ad Angra. Era un normale cono
vulcanico ma ci ha pensato l'oceano a modellarlo. Il cono è spezzato,
come se un immenso maglio l'avesse colpito con violenza trascendente,
una metà è scomparsa, erosa da
tempi immemorabili, l'altra metà è spaccata e una gola
con le pareti a precipizio separa le due parti superstiti, forse
si potrebbe
addirittura
entrare
con la barca e percorrere l'orrido corridoio. Intanto ormai il forte
di Angra, curiosamente di costruzione spagnola, arcigno e inquietante
come tutte queste realizzazioni umane di un passato fatto di guerre,
aggressioni e conquiste, si avvicina. Monte Brazil, che chiude ad
ovest la baia, di erge a sbarrarci il passo, ci sta dicendo che la
nostra traversata è finita.Il porto è lì, alla
nostra destra, ai piedi di questa gemma delle Azzorre che è la
città di Angra do Heroismo, dichiarata patrimonio dell'umanità dall'Unesco,
dove i colori, i fiori, i balconi in ferro battuto,