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Un'ingresso notturno in porto - Ottobre 01,2004
Ah, la notte.... in genere il bipede specie" homo
sapiens" (anche se non tutti sono così sapiens a dire
il vero) la trascorre in posizione più o meno orizzontale,
su letti più o meno comodi, a svolgere attività diverse
ma, a vario titolo, tutte importanti per gli interessati e, a volte,
per l'intera collettività (non ditemi che il calo demografico
non vi preoccupi almeno un pochino). Pochi esemplari la passano
all'impiedi, in genere a ciò costretti per guadagnarsi la
vil pecunia. C'è una cerchia ancora più ristretta
che, incredibilmente, sceglie di passar delle notti insonni per
puro masochismo e questi sono i navigatori. Va da sè che
quando si naviga su lunghe distanze, la notte è occupata
dalle stesse attività che si svolgono durante il giorno
per cui, è vero che si deve stare svegli ma non si deve
poi faticare tanto, a volte è sufficiente tenere gli occhi
aperti per controllare il funzionamento della barca e la eventuale
presenza di pericoli. Molto diversa è la situazione se si
sta arrivando a destinazione e la notte si avvicina. La prima cosa
che usualmente capita è di decidere, in maniera irrevocabile
e definitiva, che se si arriverà di notte si aspetterà fuori
in attesa dell'alba, sapete com'è "di notte i pericoli
possono stare nascosti finchè non è troppo tardi",
oppure "ma io mi metto in panna e all'alba, nella gloria del
sole nascente entreremo trionfalmente, in tutta tranquillità" (che
poi magari è pure nuvolo). Questa decisione irrevocabile,
man mano che ci si inoltra nelle ore serali e che il sonno arretrato
comincia a farsi sentire, diventa negoziabile.
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"Beh, però se arrivo davanti al porto
sconosciuto e tutto si presenta tranquillo( ma proprio tranquillo!)
un piccolo
tentativo (ma piccolo, intesi?) si potrebbe fare. Che ne dici Amalia?".
La poveretta, fiduciosa, e anche lei desiderosa di entrare in porto,
che può dire? ma naturalmente sì. Perbacco, il comandante
sa il fatto suo, e poi ha fatto anche il volo strumentale, che vuoi
che sia entrare con il buio in un porto che si chiama Puerto la
Luz? Ma si chiamerà così per caso. Eccoci quindi in
rotta per la propaggine settentrionale dell'isola di Gran Canaria,
dietro
la quale si cela il nostro puerto. Il comandante, volpino come nei
giorni migliori, ha tirato fuori tutto l'armamentario della bisogna:
1- Carta dell'Ammiragliato britannico dell'intera isola di Gran Canaria;
2- Carta del suddetto Ammiragliato con il piano del porto di Las
Palmas; questo è un lusso mai sentito prima su un barchino
da diporto, dato il costo di queste carte, ma faceva parte dello
stock di carte di una nave in disarmo e non l'ho pagata;
3- Portolano americano delle isole atlantiche;
4- Fotocopia del portolano inglese delle stesse isole.
Insomma una documentazione impressionante e voluminosa, non avrebbe
sfigurato sulla Vittorio Veneto; dovevo addirittura lavorare sul
tavolo del quadrato perchè il tavolo di navigazione era ridicolmente
insufficiente, tanta era la carta in giro. Ahhh, però, le
carte nautiche sono del 1985, hanno quasi vent'anni.
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