19°42' NORD 25°17' OVEST- Febbraio 18,2005

Le coordinate che vedete sopra sono quelle della posizione attuale di Ulyxes (e del suo contenuto naturalmente, me compreso); è una posizione poco a nord delle Isole di Capo Verde, che di verde hanno ben poco perchè sono delle scheggie di deserto del Sahara cascate dal cestino quando costruivano il deserto stesso. L'ultima volta che ci siamo incontrati è stato tantissimo tempo fa, fine estate 2004, ad occhio e croce. Erano tempi di lavori sulla barca(ricordate l'affaire WC marino?) e di scoperta dell'ultimo, in ordine di tempo, amore geografico, ovvero Gran Canaria e Las Palmas in particolare. Da allora ad oggi tante cose sono successe ma ora non vorrei tornare troppo indietro, lo farò caso mai più in là. Mentre quello che voglio darvi è una impressione di prima mano di questa prima settimana in mare sulla rotta di Colombo. Prima di tutto, come forse in tanti sanno, sono solo a bordo. Amalia è tornata un poco precipitosamente in Italia. E' stata una sua decisione, questioni di lavoro e di sicurezza economica, non certo banali o irrilevanti ma, malgrado questo, la defezione dell'ultimo momento mi ha lasciato indubbiamente spiazzato, tutto era ormai pronto e deciso, mancavano tre soli giorni alla partenza. A proposito, questo numero tre è un poco birichino, anche quando ho dovuto rimandare la partenza in dicembre, a causa della gamba destra in disordine, mancavano tre giorni. Comunque, e sorvolando tutti gli aspetti strettamente personali, è da capirsi come uno che deve, di colpo, riassestare tutto, in una tale nuova prospettiva, non si senta un granchè giulivo.

 

 

Una cosa però mi è stata chiara da subito, non solo dovevo partire ugualmente per la mia traversata atlantica, ma dovevo farlo subito, non dovevo lasciare spazio a ripensamenti o esitazioni, alle Canarie c'ero già, chissà quando, se avessi rinunciato ora, avrei potuto avere di nuovo l'opportunità. E così, mi sono dato giusto il tempo per adeguarmi, minimanente almeno, alla nuova condizione di navigatore solitario e sono partito, con i...(?) o di alcuni amici, spagnoli e non, che in questi mesi mi avevano privilegiato della loro amicizia. Il 9 di febbraio ho lasciato l'ormeggio al Pantalan 11 che mi aveva ospitato per quattro mesi e ho guadagnato l'uscita del Porto de la Luz, in una giornata che da sola ispirava mestizia, cielo coperto, ogni tanto una leggera pioggerella, e l'Oceano là, appena fuori dalla diga foranea. Questo è un aspetto che si sente sulla pelle solo quando si è in un porto oceanico. Quando si esce da un nostro porto, molto spesso, e Cagliari ne è un buon esempio, fuori dal porto le acque sono ancora riparate in un golfo o una baia. Nei porti oceanici è differente, appena siete fuori dal porto siete già, per così dire, all'aperto, esposti immediatamente all'ambiente, quello che sia in quel momento, dell'oceano. Io me lo raffiguro come una nascita, fino ad un attimo prima eravate al riparo, protetti, qualcosa di molto grande si prendeva cura di voi, dopo un breve tempo di travaglio venite di fuori dove c'è un mondo assolutamente esposto e senza riparo alcuno, qualunque cosa può capitare e da quel momento comincia la lotta.

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