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Una traversata - Marzo 24,2005
La Traversata per eccellenza è,
per me che l'ho da poco tempo terminata e per chi mi segue
in questa avventura, l'andare da una riva all'altra di un oceano,
non pare sia necessario chiarire ulteriormente, sembra quasi
sia definita dalla stessa parola, senza possibilità di
equivoci. Eppure ci sono anche altre traversate e io stasera
voglio parlarvi di quella che ho appena concluso, un ben breve
viaggio se volete, da Martinica a Guadalupe, eppure così intenso
e pieno che, malgrado la notte insonne alle spalle, non posso
non stare al computer per tentare di farvene partecipi. Inizio
con la fine, cioè con la conclusione della giornata.
Sono in porto, steso sulla panca di destra del pozzetto di
Ulyxes. Ho appena concluso una cena tutta italiana a base di
spaghetti aglio, olio, peperoncino e prezzemolo fresco (a me
piace così, col prezzemolo), e poi pecorino sardo e
Cannonau di Oliena. Mentre finivo di sorseggiare il vino, la
magia si è realizzata in una meravigliosa luna che è
apparsa, bella, affascinante, luminosa, a poppa, tra i due paterazzi,
la sua luce si rifletteva sull'acqua calmissima della darsena dove
Ulyxes è ormeggiata. Dal quadrato veniva su la musica di
Andrea Bocelli e io sentivo i miei muscoli e tutto il mio corpo
piano piano ritornare normali, dopo due giorni di straordinarie
emozioni e tensioni.
Avevo lasciato due giorni fa il pontile di Marin, in Martinica,
per andare all'ancoraggio in una baietta a una ventina di miglia
di distanza, l'Anse d'Arlet.
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L'uscita da Marin è stata più problematica
dell'entrata, anche se, in teoria doveva essere il contrario, se
non altro perchè conoscevo
già il posto. Gli è che, da qualche tempo, quando metto
mani su qualche impianto di bordo per ripararlo o migliorarlo o,
semplicemente, per manutenzione preventiva, dopo, per caso o per
mia responsabilità, succede qualcosa a carico di quello stesso
impianto. Stavolta si tratta, che novità eh, di Scipio. Avevo
fatto l'ennesimo intervento sui frenelli che portano il movimento
alla falsa barra, fonte di tanti problemi finora. All'uscita dall'ormeggio
vengo rimorchiato un pò sopravento dalla lancia del marina
(il posto era un pò angusto e c'era un forte aliseo di fianco),
poi mollano il cavo di rimorchio, io dò macchina avanti e
Ulyxes comincia a muoversi. Dò timone alla banda a sinistra
per tenermi nello stretto canale tra le boe, la barca scarroccia
sulla destra, dal pontile gridano qualcosa che non comprendo, ma
vedo anche
io che sto per passare su una delle boe, spingo al massimo sulla
ruota verso sinistra ma non c'è nulla da fare, inspiegabilmente,
ci finiamo sopra, fermo l'elica e aspetto chissà quale terribile
disastro, al di là delle boe c'erano altre barche ormeggiate
ed il vento mi spingeva inesorabilmente. Sento il rumore della catena,
quella che unisce la boa al corpo morto posato sul fondo, che striscia
contro la carena ma, benedetta sia una modifica che apportai alla
barca, un cavo d'acciaio molto solido che corre dalla deriva al timone, "chiudendo" lo
spazio vuoto che quasi tutte le barche lasciano tra queste due appendici.
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