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Usciamo dal porto facendo attenzione ai galleggianti
delle nasse e dei palamiti che qui sono una vera piaga, sono dappertutto,
male o punto segnalati. Appena fuori dal porto impostiamo la prua
su 315° che ci porterà a doppiare Capo Espichel, il vento
si mantiene calmo e procediamo a motore ad andatura economica, sui
4 nodi rilevati al GPS; finalmente ieri sono riuscito a sistemare
il solcometro e ho l'indicazione di velocità rispetto all'acqua,
3.5 nodi, la differenza l'attribuisco ad un pò di corrente
a favore; nel corso della navigazione ho invece modo di appurare
che il solcometro effettivamente segna una velocità inferiore
a quella reale, dovrò calibrarlo, anche questo va nella lista
delle cose da fare! Sto al timone e mantengo la rotta meglio che
posso, noi non abbiamo un autopilota elettronico a bordo e Scipio,
il timone a vento, in assenza dello stesso si rifiuta naturalmente
di collaborare. Ogni tanto Amalia mi da il cambio e io ne approfitto
per rilevare la posizione al GPS e riportare il punto sulla carta,
controllo la rotta, imposto piccole correzioni e aggiorno la stima
dell'orario di arrivo a Cascais, se continua così alle 18
saremo in porto; però non lo dico ad Amalia per non illuderla,
il vento da queste parti è capriccioso e sempre bastian contrario,
so che può arrivare da un momento all'altro e allora addio
arrivo con la luce del giorno; se arriveremo di notte è probabile
che dobbiamo stare fuori dal porto fino all'alba perchè io
non amo entrare di notte in un porto nuovo, lo faccio solo se sono
completamente padrone della situazione, come è già accaduto
a Gibilterra, dove conoscevo il porto a menadito. Filo la traina
con Giosuè, il nostro Rapala killer, che però oggi
farà cilecca, non era evidentemente in grande forma.
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Sssssh....zitti,
zitti, sono le 11 circa e arriva un venticello da Ovest Nord Ovest
prima Forza 2 che poi passa a 3, insomma una decina di nodi che ci
permettono di svolgere tutto il fiocco che, cazzato a ferro, ovvero
reso quanto più possibile piatto e teso, ci dà una
gran mano ad aumentare la velocità che, col motore a basso
numero di giri, è spesso sopra i sei nodi; è un bellissimo
andare, inoltre l'arrivo del vento mi permette di scatenare le smanie
di Scipio che comincia a prendersi cura della condotta della barca
e permette a me di lasciare il timone; i puristi si chiederanno perchè non
andassimo solo a vela utilizzando anche la randa e bolinando sui
bordi; beh,anche a me il rumore del motore non piace, mentre ho piacere
nel sentire lo sciabordio dell'acqua contro lo scafo e il fruscio
del vento sulle vele, però" a la guerre comme a la guerre",
se un pò di motore mi può permettere di arrivare con
la luce in porto, mentre andando solo a vento i tempi si allungano
troppo e mi porta a stare tutta la notte in panna, in una zona frequentatissima
da navi commerciali e pescherecci come l'estuario del Tago, allora
non ho dubbi, sacrifichiamo un pò di gasolio, ne guadagnamo
in sicurezza e arriviamo prima, tra l'altro in questa costa la sventolata
da nord è sempre in agguato e allungare i tempi aumenta la
possibilità di buscarne una ed essere ricacciati indietro
perdendo miglia su miglia. Mentre procediamo la terra lasciata di
poppa si fa sempre più indistinta, solo alcune ciminiere,
altissime, a sud di Sines, si mostrano come spilli puntati in cielo;
a prua invece comincia ad intravedersi Capo Espichel.
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