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Quindi, in sintesi, la buona stagione è quella
invernale, mentre nella stagione estiva chi può va via, specialmente
il po...(?)...dei naviganti. Alle primissime ore del successivo giorno
22 il vento, improvvisamente, si alza impetuoso da NE, due mani alla
randa, genoa
molto ridotto e si va, intorno ai 6 nodi verso nord, quasi di bolina.
Dominica scorre sulla dritta, comincio ad intravedere Guadalupa in
lontananza, anzi le isole Les Saints che sono appena più a
sud. Appare Marie Galante, un'isola, dicono, di grande bellezza.
Infine appare Terre Basse, l'ala sinistra di quella grande farfalla
distesa sul mar del Caraibi che è Guadalupe. E così andiamo
fino ai paraggi del nostro porto d'arrivo, una veleggiata come un
velista la desiderebbe sempre, vento forte ma stabile, barca col
giusto assetto di vele che và praticamente da sola, e le miglia
che si consumano a un bel ritmo. Approfittando delle condizioni stabili
mi dedico allo studio dell'atterraggio. Non è molto semplice,
il porto sorge al fondo di una grande baia i cui fondali sono molto
variabili e, in vicinanze dell'arrivo, pericolosamente ridotti! Bisogna
individuare i segnali che delimitano il canale delle acque profonde
e, al suo termine, l'ingresso del porto vero e proprio, poi... bisognerà anche
trovare il marina. Quando, pur non vedendo ancora i segnali, stimo
di essere a due miglia dal canale, decido di ammainare le vele e
procedere a motore, in acque conosciute aspetterei ben oltre dato
che il porto è ancora lontano, ma qui preferisco fare tutto
con largo anticipo, e ben me ne coglierà. L'adrenalina era
già alta, come sempre nell'atterraggio in un posto sconosciuto,
ma era ancora niente rispetto a quanto stava per capitare.
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E' vecchia norma accendere il motore quando le vele
sono ancora in tiro, se ci fossero problemi all'avviamento si è sempre
in grado di governare e di prendere tempo; io, ligio, accendo il
buon Giovanni che, senza fare una benchè minima piega, parte
a primo colpo. Bene, mi dico, sotto a calare le vele, ho fretta di
dedicarmi esclusivamente alla navigazione. Avvolgo il genoa, ammaino
la randa. Tutto a posto e coperta rassettata, come piace a me prima
di entrare...(?)...li strumenti del motore e, con infinita costernazione,
vedo lo strumento della temperatura dell'acqua ormai vicino alla
zona
di pericolo.
Spengo il motore con una gran rabbia. Certo mi dico, la solita legge
di Murphy, proprio dove l'uso del motore è irrinunciabile
doveva capitare, qui solo un traino, a chissà quali incredibili
costi, mi può fare entrare in porto, e nel frattempo dovrò allontanarmi
dalla zona dei bassi fondali a forza di vele, qui la corrente è forte
e non voglio finire sui reef corallini. Prima di dichiarare forfait
mi gioco però le mie carte. Prima di tutto apriamo la pompa
di raffreddamento, quand'ero a Marin, in Martinica, avevo sostituito
la girante, magari la nuova era difettosa e si è distrutta
in poco tempo, ci credo poco ma non si sa mai. Via le sette viti,
via il coperchio, macchè, la girante è perfetta e...
gira. Allora l'acqua non circola perchè c'è una sorta
di tappo da qualche parte. Primo imputato in questi casi è il
termostato incatastato. Si, ma dov'è? su questo motore non
l'ho mai smontato. Seguo le tubazioni, ragiono, faccio gli scongiuri
e ci dò dentro di chiave da 10.
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