Scottandomi ripetutamente le dita riesco a separare il coperchio dal corpo dell'alloggiamento del... termostato, per fortuna ci avevo azzeccato, era lì dentro. Anzi, erano lì dentro, infatti erano due e non uno (ancora non so il perchè ma lo scoprirò). Asportarli ha richiesto forza e attenzione perchè era tutto incollato, quasi saldato, alla fine ho tolto due masse incrostate e male in arnese, mi ricordavano, in grande, le radici di vecchi denti cariati. Richiudo il coperchio sperando che la vecchia guarnizione tenga ancora, ricontrollo tutto il lavoro, faccio tutti gli scongiuri che conosco, anche i più osceni, giro la chiave di accensione e Giovanni riparte imperterrito, come se nulla fosse accaduto e la temperatura ora resta nel campo verde. Tiro un grande sospiro di sollievo, mi auguro che l'intervento di emergenza non causi altri problemi, guardo l'orologio ed erano, incredibilmente, passati solo dieci minuti da quando avevo spento il motore. Posso descrivere minutamente tutti i movimenti che ho fatto, sembra che sia stato ore a lavorare ed invece sono stati solo dieci lunghissimi minuti, come si dice dalle mie parti "s'apprettu faidi su becciu a curri" ("l'urgenza fa correre anche il vecchio"). Comunque abbiamo di nuovo potenza all'elica e quindi si va. Le carte di dettaglio, la guida nautica, San GPS .. e gli occhiali per vedere da lontano mi permettono di individuare i primi segnali. Sempre attento a non confondermi, IALA B, rosso a destra entrando, ingaggio il canale delle acque sicure, l'ingresso in porto ancora non è definito, ma tengo la rotta con precisione.

 

 

Vedo un oggetto rosso nella posizione dove dovrebbe trovarsi il segnale di ingresso in porto, bene, mi dico, è quasi fatta. Avvicinandomi l'oggetto rosso rivela la sua vera natura, una piccolissima vela su un microscopico surf, maneggiato da un bambinetto che riesce a mala pena a stare in piedi ma non a procedere, ecco perchè poteva essere un segnale, era praticamente fermo; in verità il colore era un pò acceso per essere una segnalazione portuale, ma qui siamo ai Caraibi, magari sono creativi anche nella tonalità dei colori ufficiali. Comunque di lì a poco il segnale, quello vero, appare, individuo anche gli altri che delimitano anche qui il canale di acque profonde, si tiene rigorosamente la destra, si saluta l'equipaggio di un cargo in uscita che procede in senso opposto, sembra di stare in autostrada, e la distanza tra murata e murata è di pochi metri, eccitante. Una chiamata in VHF alla Capitanerie, che qui non è l'Autorità costituita come da noi, bensì è la direzione del marina, la barchetta del Port de Plaisance Bas du Fort mi viene incontro, mi accompagna all'ormeggio assegnato e, una volta ormeggiato, abbraccerei il marinaio per la felicità. Sono state solo poco più di un centinaio di miglia, non ho mai navigato fuori dalla vista della terra, non ho c'è stato niente di veramente particolare, ma io sento il cuore gonfio di felicità e la mente traboccante di...(?)...ena non poter condividere questo momento con qualcun altro.

 

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