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Un nome che mi è già familiare,
tante volte l'ho letto sulle carte quando, in passato, fantasticavo
sulle
mie navigazioni future ed esso si poneva davanti a me in ogni possibile
rotta verso il Nord. Ora lo intravedo nella foschia. Come sarà?
mi chiedo. Sarà bello, sarà così così?
e sì perchè c'è capo e capo, vedremo. Intanto
la rotta vera, per poter far portare il fiocco si è stabilizzata
intorno a 325-330°, troppo per poter doppiare il capo, ci sarà quindi
da fare un bordo per guadagnare un pò di sopravento, bordo
che, a conti fatti sarà intorno ai 270°, mentre la mia
rotta dovrebbe essere di 315°, cercherò di stare sul bordo
solo per il tempo strettamente necessario, ogni minuto in più su
di esso sarà un minuto sprecato.
Capo
Espichel si avvicina, è imponen te e aspro, con il faro
in bella evidenza contro il cielo ancora azzurro; sono circa le
12 e Amalia porta in pozzetto qualcosa da mangiare, pane e acciughe
per lei, un poco di riso bollito e scondito per me( può sembrare
un cibo poco invitante, ma io, in navigazione, lo adoro, lo trovo
saporito e facile da mangiare; il cibo quando navigo è per
me l'ultimo dei pensieri, deve veramente solo sostentarmi, non
cerco mai gusti particolari o piatti complicati). Intanto certe
nubi stratificate che erano prima lontane a nord, si avvicinano,
la visibilità prima eccellente, comincia a diminuire, Capo
Espichel, malgrado sia più vicino, si vede con minor chiarezza,
ho giusto il tempo di dire: -mi sa che è meglio mettere
la cerata, scendere in plancia, indossarla e
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tornare fuori, che una sottile pioggerella stile londinese,
viene giù a bagnare tutto, ma con gentilezza, quasi in punta
di piedi.La temperatura
si fa più bassa, già che in queste zone ancora
di caldo non se ne è visto per niente, Amalia indossa
i guanti polari(!) e si incantuccia contro il si avvicina
e metto a riposo Scipio, lui è sì infaticabile
e non chiede nè pane nè acqua, però,
per sua natura, porta la barca con un certoserpeggiamento,
cioè non è capace di andare perfettamente dritto,
ma va sempre un pò da un lato e un pò dall'altro
della rotta prescelta; questo fa sì che noi si scarrocci
sempre di più sottovento; quindi per non perdere troppo
cammino prendo il timone e bolino con la massima precisione
che mi è possibile. In questa zona c'è un pericolo
costante: le spadare. Sono attrezzi da pesca lunghissimi,
contrassegnati da bandiere e sostenuti da galleggianti, a
volte, tra una bandiera e l'altra ci sono svariate centinaia
di metri; il cavo che le unisce se finisse sull'elica creerebbe
un vero disastro, ecco perchè è necessario
scrutare incessantemente la superficie del mare, non appena
si vede una bandiera, si guarda sopravento alla ricerca di
quelle precedenti, in modo da farsi subito un'idea della
sua posizione e assumere una rotta parallela finchè anche
l'ultima bandiera non venga lasciata di poppa, solo allora
si può tornare sulla propria rotta; che dire per le
navigazioni notturne? quante volte saremo passati accanto
o attraverso una spadare senza rendercene conto?
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