Se dal
paesaggio l'osservazione si rivolgerà negli abitanti,
l'interesse non sarà
minore. Un'indagine del prof. Diego Are, mirante a stabilire
il grado di socialità dei lussurgesi, la loro solidarietà civica,
la loro attitudine alla vita comunitaria, ci consente di spigolare
alcuni giudizi che possono servire ad illuminarci: " E'
costante negli studiosi che si sono occupati della nostra zona
- egli
dice - il riconoscimento del carattere fiero e indipendente dell'abitante
del Montiferru. E, col riconoscimento, è costante il richiamo
ai "Sardi pelliti". Mi sembra che la constatazione
sia giusta. Mi sembra però anche giusto constatare che
a tale fierezza e senso di indipendenza non si è accompagnato
il senso della solidarietà,
se non come espressione di individui isolati che si sono preoccupati
di lasciare parte o tutti i loro beni per determinati scopi socialmente
utili o su un piano di rapporti individuali, determinati da ragioni
di amicizia, di commercio o anche di necessità burocratiche...L'abitante
del Montiferru - s'è detto ed è accettato pacificamente
dagli studiosi della zona - è fiero, ha il senso dell'indipendenza
e non manca neppure di volontà ( e sovente anche di una
volontà
piuttosto insistente, diciamo pure cocciuta ). Senza peccare
di autovalutazione, potremmo anche parlare di una innata generosità
e di coraggio". Ma, nella realtà, questo piccolo
popolo di lavoratori della terra ha dato anche uomini famosi
nelle professioni, nella
magistratura, nelle alte sfere del clero e della burocrazia,
nelle arti, nelle lettere, nelle scienze, nella politica, nelle
attività più varie. Michele ed Agostino Obinu seguirono
G.M. Angioy nel suo generoso tentativo insurrezionale antifeudale,
ed uno d'essi finì a Parigi professore alla Sorbona. Un
G.M. Porcu ( non meglio identificabile attraverso notizie finora
poco
precise, e celatosi con pseudonomi diversi ) fu scrittore fecondo
ed apprezzato nel secolo XIX. Ma assai più recente e più vicina
a noi è la figura di Nicolò Mura, scomparso circa
un decennio fa. Scrittore alla moda, scrittore elegante, ebbe
successo di
lettori, trovò editori e riviste letterarie sempre ben
disposte verso di lui e pronte a pubblicare i suoi racconti ( Girotondo
di Afrodite, La terra delle donne tenebrose, Il rivale del sole
ecc.). In cui narrava storie di amori malinconici ed avventurosi,
sullo sfondo di regioni esotiche o di ambienti raffinati, anche
a costo di richiamare alla mente reminiscenze daveroniane o dannunziane
secondo la moda di quei tempi. Ma era sincero, sapeva esprimersi
con un'eleganza sorridente che lo rendeva simpatico: "Riconosco
nella donna - scrisse una volta - la composizione più armoniosa
e gentile dell'universo; subito dopo, i fiori ed il divino cavallo...Una
donna non può essere completamente adorata se non nell'immagine
che un cuore amante abbia potuto rapire, chiudere nell'anima
e portare lontano, come la nostalgia di una divina musica che
non dovrà sentire più". Viveva a Milano da
moltissimi anni, e morì senza aver potuto riordinare quello che
aveva già scritto e portare a termine quello che aveva in animo
di scrivere: tra l'altro una raccolta di novelle - Rottami -
ed una commedia Il sacrario dell'amore. Dei narratori
ricordiamo anzitutto Antonio Cossu, già favorevolmente
noto anche per alcuni suoi studi di questioni sociali, e per
la sua collaborazione data a periodici sardi e non sardi (Quartiere,
Paradosso, Comunità, Prove), oltre che per un lusinghiero
giudizio dato dalla Commisssione per il "Premio Deidda" (1960),
ad un suo romanzo (I figli di Pietro Paolo).Ricordiamo anche
Giovanni Corona, poeta di gusto fine e di moderno e schietto
sentimento, quasi inedito, sdegnoso di fama, e tuttavia simpaticamente
noto per saggi lirici apparsi in riviste e in antologie. Ha tentato
anche la narrativa, ed ha più volte cominciato (e poi rifatto
da capo) un romanzo - naturalmente rimasto incompiuto - dal titolo
L'uomo è uomo. Un ruolo diverso lo ha Diego
Are, professore di filosofia e scrittore del gruppo di "Comunità",
fattosi apprezzare non solo per studi di carattere
culturale e sociale, ma anche per un suo sicuro temperamento
artistico che si rivela specialmente in un "Diario" che sarà
pubblicato non appena l'autore l'avrà completato e revisionato.
Un cenno a parte metterebbe l’attività artistica
ed artigianale, di cui Santu Lussurgiu vanta degni cultori. Già fin
dal secolo scorso, G.M. Manca fu pittore di quadri sacri, e ne
sono visibili esempi alcuni quadri che si trova no nelle chiese
del luogo, e in particolare nella prima Cappella a destra, nella
chiesa parrocchiale (Le anime del Purgatorio); ma fu specialmente
felice ritrattista di cui si possono reperire esempi presso qualche
famiglia del paese.
Nella pittura si è, in questi ultimi tempi, segnalato
un giovane lussurgese Antonio Serra. Autore di gustose interpretazioni
di paesaggi e vedute del suo paese, il Serra è stato giudicato
ben presto un artista promettente, dalla sensibilità assai
spiccata e dalla fervida fantasia. Una figura di gentiluomo che
merita di essere ricordato ed additato alla riconoscenza dei
lussurgesi, è infine quella di Deodato Meloni. Figlio
di un intelligente e benemerito agricoltore, enologo, imprenditore
agricolo anch’egli memorabile per alcuni coraggiosi esperimenti
(quale la coltivazione dei bachi da seta, la creazione di cantine
razionali per la produzione del cognac), Deodato Meloni fu prima
di tutto un esperto di rara competenza nel campo dell’allevamento
dei cavalli, contribuendo efficacemente al miglioramento della
razza sarda, che proprio anche per suo merito si è andata
sempre più validamente affermando in Italia. Egli ha voluto,
inoltre, legare il suo nome ad un’opera benefica, donando
al Comune una vasta tenuta per la creazione di una Scuola Statale
di qualificazione agraria. Ma a conferma della esistenza di quello
spirito di solidarietà - anche se espressione di individui
isolati che si sono preoccupati di lasciare tutti i loro beni
o parte di essi per determinati scopi socialmente utili - va
ricordato un altro munifico donatore: il Carta Meloni che diede
i mezzi per la creazione di un Ginnasio che fu, in origine, comunale;
successivamente fu affidato alle cure sapienti dei Padri Scolopi;
e finalmente – dal 1922 ad oggi –all’insegnamento
dei Salesiani di Don Bosco, i quali continuano degnamente una
tradizione che è stata apportatrice di bene e senza dubbio
coefficiente assai valido del progresso del popolo del Montiferru.
Ancora un’attrattiva di Santu Lussurgiu è il complesso
culturale-alberghiero detto “Rifugio della Madonnina”,
creato dal Collegium Mazzotti di Sassari. Una notizia interessante,
infine, non deve essere omessa in questa rapida rassegna di vita
del popolo di questa operosa regione: e cioè la pubblicazione
di un periodico stampato in ciclostile, e intitolato “ Il
Montiferru” , che è vissuto non ingloriosamente
fino a pochi anni fa. Un discorso ben più ampio ed esauriente
meriterebbe un altro argomento ancora; il canto popolare polifonico – sacro
e profano – della cui tradizione Santu Lussurgiu è,
fra i paesi dell’isola, uno dei più gelosi custodi.
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