I Lussurgesi a Cavallo
Allevamento, tradizioni, fiere, feste e corse
L'allevatore, il contadino ed anche l'artigiano lussurgese, negli anni passati, trascorreva la sua esistenza in continuo contatto con il cavallo, che egli considerava un indispensabile collaboratore nelle sue fatiche e un prezioso compagno nelle sue feste.
Sin da piccoli, i lussurgesi, cominciavano a montare "Su caddu murru", il cavallino di férula o di canna , che i loro nonni o padri realizzavano per giocare. Da ragazzi, invece, portavano al pascolo il cavallo vero del padre e una breve corsa al galoppo non mancava. Una volta adulti, il cavallo diventava per loro un mezzo di trasporto
indispensabileCiascun mestiere che nel passato ha caratterizzato la vita di Santu Lussurgiu, ha avuto nel cavallo un sostegno determinante; l'allevatore lo ha utilizzato per i suoi continui spostamenti dietro il bestiame e per il trasporto del latte e delle quagliate; il contadino per le sue trasferte quotidiane da casa alla vigna, all'oliveto; il mugnaio per il trasporto del grano dal paese al mulino e della farina dal mulino al paese; il gualchieraio lo utilizzava nei suoi lunghi viaggi attraverso la Sardegna per il trasporto dell'orbace da follare in gualchiera ( Follare = comprimere tessuti di lana con apposite macchine dette "folloni" ) e per la restituzione del tessuto follato. Anche per il frantoiano il cavallo era indispensabile, esso costituiva l'unico motore per il funzionamento della pesante macina frangitrice delle olive. Al di fuori del mondo del lavoro, il cavallo è stato ed è tuttora il grande protagonista nelle manifestazioni civili e religiose del paese. E' notissima la corsa "de sa Carrela 'e Nanti" , che si svolge per Carnevale in pieno centro abitato e nella quale il cavallo, guidato con maestria, esibisce le proprie doti che vengono messe in evidenza anche in occasione "dell'Ardia".

Lo studioso tedesco di lingua sarda Max Leopold Wagner, nel suo Dizionario Etimologico Sardo , scrive: " A santu Lussurgiu s'ardia è il luogo da dove si guarda uno spettacolo, soprattutto le cavalcate che si fanno in occasione delle feste". Il grande Wagner stavolta è caduto in una imprecisione e non ha bene inteso il significato di àrdia. Ardia è " la cavalcata", non " il luogo da cui si guarda". Dunque, l''Ardia non è altro che la scorta a cavallo in onore del Santo patrono del paese. La corsa "de sa Carrela 'e Nanti" a Carnevale è un'altra manifestazione a cavallo. Le corse, per i lussurgesi, rappresentano la sintesi di una circostanza, "su carrasegare" , il carnevale, che raccoglie l'intera comunità. Cavalli, cavalieri e pubblico, ciascuno nel suo ruolo ma fusi in un insieme, costituiscono lo spettacolo. La folla, lungo la strada, incurante delle transenne, si apre, all'arrivo e al passaggio dei cavalli, con lo sguardo attento e in silenzio e si chiude subito dopo per vedere come finisce quella corsa, seguita immediatamente da commenti, giudizi e raffronti con le precedenti, e non solo dello stesso giorno o dello stesso anno. Correre a cavallo in "sa carrela", nei suoi aspetti generali e nelle caratteristiche proprie, è un saggio di alta equitazione. Gli elementi particolari, sono in funzione del percorso, dell'ambiente e della tradizione.

San Leonardo de Siete Fuentes per la gente di campagna si identifica con i cavalli Per i cittadini si identifica con acque fresche, gite domenicali, riposo e vacanze. La prima domenica di giugno, la fascia centro-occidentale della Sardegna , si
riversa a San Leonardo per vendere, comprare e vederecavalli Rispetto ad altre sagre dell'isola, San Leonardo è una festa prevalentemente commerciale. La Chiesa pisana è lì, in mezzo al bosco, assediata dal cemento, con la statua del Santo che tiene fra le mani i ceppi, simili alle pastoie per cavalli. Un santo protettore dei carcerati ed ex carcerati. Non mancano i fedeli e le cerimonie religiose. Il cavallo in queste zone è sempre stato di casa. Nel dizionario del Casalis, nelle monografie dei paesi sardi, leggiamo che nel 1830, nei paesi del circondario, la consistenza dei cavalli era di ben 2185 soggetti. Ora, certamente, sono di meno. Ma la minore quantità è compensata dalla qualità e dal lungo lavoro di selezione. Oggi il problema principale per la fiera di San Leonardo è di sostegno e ampliamento del mercato: individuare le occasioni per uscire dal giro della Sardegna e sensibilizzare, nei modi opportuni e tempestivi, l'ambiente sportivo continentale, l'ambiente degli appassionati del cavallo da sella , del turismo equestre, delle scuole di equitazione e delle società ippiche. Un mercato qualificato del cavallo sportivo che privilegi la selezione, il carattere, la doma del cavallo sardo.

Possedere un cavallo e occuparsene personalmente è una delle esperienze più piacevoli soprattutto perché favorisce l'instaurarsi di un rapporto, ma è anche una grande responsabilità perché il cavallo ha delle esigenze precise e necessita di spazi a lui dedicati idonei, confortevoli e sicuri. Qualsiasi cambiamento di luoghi e abitudini, ma anche di odori e rumori, per non parlare delle persone che gli stanno intorno, implica per lui un periodo di adattamento. Per prima cosa è necessario ferrare il cavallo per prevenire l'usura eccessiva degli zoccoli ed assicurare una buona protezione ed una buona presa. Dopo aver tolto i

ferri il maniscalco toglie le unghie eccedenti e adatta i nuovi ferri per poi sagomarli secondo la curvatura degli zoccoli. Un ferro necessita da sei a otto buchi per fissare i chiodi.

Per il pelo del mantello che deve essere ben lucido, liscio e vigoroso, bisogna strigliare il cavallo, utilizzando una striglia per togliere la sporcizia.  Con una spazzola dura si agisce vigorosamente nel senso del pelo in tutto il corpo. Poi per la testa, la parte più sensibile, si utilizza una spazzola morbida, come pure per togliere le particelle fini che tengono incollato il mantello. Per strigliare la criniera e la coda è necessaria una spazzola dura per sbrogliare i crini e si termina il lavoro con un pettine.La sella si fissa al cavallo con le cinghie che aderisce attraverso una sottosella, ossia un’imbragatura che le impedisce di scivolare e proteggere il dorso dell’animale.L’imboccatura s'infila sulla testa dell’animale, ed   è formata da una serie di cinghie che reggono dei filetti. Questi filetti vengono attaccati alle briglie e consentono al cavaliere di dirigere, attraverso degli impulsi l’animale. La parte giusta per avvicinarsi al cavallo è la sinistra.  Si deve, dapprima, accarezzare con la mano il pelo dell’animale per tranquillizzarlo e quindi posare la sella piuttosto in alto sul dorso, facendola slittare delicatamente nella giusta posizione. Il filetto è adatto ai cavalieri inesperti che montano i cavalli giovani;  se il cavaliere lo usa impropriamente per tenersi in equilibrio, non causa gravi danni alla bocca del cavallo che non perde la sensibilità necessaria a recepire i comandi alla minima pressione.La parte superiore del filetto va posta sopra le narici, quella posteriore poggia nell’incavo del mento. Redini e imboccature servono a guidare il cavallo. Per riuscire a dirigere il cavallo a piacere, si devono impartire con le briglie "ordini" precisi e porre il cavallo in condizione di decifrare le intenzioni del cavaliere. L’imboccatura non deve infastidire il cavallo: al fastidio l’animale si oppone attaccandosi al ferro del morso agitando la testa e scalpitando; il ferro va tenuto leggero mantenendo però in continuazione il contatto con la bocca dell’animale.

Per salire sul cavallo bisogna mettersi alla sua sinistra, prendere le redini e posarle con la mano sinistra sopra il collo dell’animale lasciando cadere dalla parte destra le loro estremità. Infilare il piede sinistro fino al tallone nella staffa, mettere la mano destra in mezzo alla sella mentre la gamba destra, all’inizio flessa, si distende e la gamba sinistra si drizza sulla staffa. A questo punto bisogna sedersi in sella con delicatezza, introducendo le punte dei piedi sulle staffe con i talloni rivolti in basso. 

Per scendere invece bisogna impugnare le redini con la mano sinistra, appoggiarle entrambe sopra il collo dell’animale, sfilare i piedi dalle staffe e poi passare la gamba destra dietro la sella e lasciarsi scivolare fino al contatto dei piedi con il suolo. Le redini non vanno mai tirate; ad un cavaliere esperto servono solo per dirigere i movimenti dell’animale.

L'equitazione è uno sport adatto a tutti,  finchè si rimane a livello amatoriale. Dai bambini agli anziani,  chiunque può praticarlo.Dopo un po' di tempo si riesce a instaurare un rapporto stupendo con quello splendido animale che è il cavallo! Infatti, una delle cose che questo sport ha in più rispetto agli altri è il rapporto con il cavallo. Fa sicuramente bene al fisico e alla psiche. Per andare a cavallo con sentimento, non servono zuccherini e leccornie, ma conoscenza culturale e tecnica, della dinamica del corpo  del cavallo e di quella umana, un bagaglio di nozioni difficili ma piacevoli da apprendere, una strada molto lunga, a volte sconfortante, più spesso entusiasmante.

Parte dei testi sono tratti dall'opuscolo " Il museo del Cavallo" e un'altra parte, da materiale cartaceo che alcuni compaesani mi hanno gentilmente prestato.