Il carro agricolo
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Il grosso paese appare all'improvviso, adagiato in una profonda conca al riparo dei venti a 500 m. d'altitudine. Fa parte del Montiferru e si sviluppa all'interno di un cratere di origine vulcanica, le cui case presentano la tipica struttura a torre e le strade, ripide e tortuose, s'incrociano nel centro storico conservando ancora l'acciottolato.
Santu Lussurgiu si trova nella parte centro-occidentale della Sardegna ( Prov. di Oristano ) e nel versante nord-occidentale della catena del Montiferru, una delle zone più suggestive della Sardegna, raggiungibile dalla S.S.131 Carlo Felice, attraverso gli svincoli di Macomer, Abbasanta, Paulilatino e Tramatza.
Il sito è online dal 01/12/2003 
 
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Il carro agricolo lussurgese - (1 di 7)

Tratto da "Il carro agricolo lussurgese"
Autori:Istituto Superiore Regionale Etnografico

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La struttura del Carro

Fin dall'antichità, il trasporto delle merci e delle persone avveniva per per via terra sul dorso di animali da soma o per mezzo di veicoli più o meno rudimentali. Il carro, come ogni altro strumento di lavoro, è strettamente legato alla storia economica e culturale di Santu Lussurgiu.

Nel carro lussurgese si possono individuare un sistema trainante, uno portante, uno frenante e uno contenente.
 
LA FORZA MOTRICE era data dalla coppia dei bovini, mentre il giogo e il timone costituivano il sistema trainante.SU JU era la coppia dei buoi addestrati per i ltraino 
del carro.. L'addestramento si realizzava con la domatura che, normalmente, aveva inizio quando i due bovini raggiungevano il secondo anno di vita, cioè quando diventavano giovenchi e si concludeva al compimento del terzo anno, quando maturavano la condizione di torelli.
La prima fase, molto importante, consisteva nella scelta dei capi che dovevano formare la coppia da traino. Veniva effettuata tenendo conto della concordanza di alcune particolari caratteristiche fra i due animali : conformazione corporea, statura, portamento delle corna, colore del manto, temperamento, potenza, in modo che fin dall'atto dell'appaiamento ci fossero le premesse per una buona armonia della coppia.
I giovenchi prescelti venivani quindi legati tra di loro per il collo con una fune e condotti attraverso i pascoli, per qualche giorno, affinchè si abituassero a camminare affiancati.
La coppia veniva poi sottoposta all'aggiogamento con un giogo in legno di bagolaro che si differenziava da quello del carro per esere più corto e più leggero e per avere un solo foro centrale. Attraverso questo foro si faceva passare la fune con la quale si attirava il secondo bovino per costringerlo a prendere posizione sotto il giogo, a fianco del compagno precedentemente aggiogato.
In questa fase venivano applicate le redini, cioè funi di canapa o di palma o di giunco che per la guida del carro raggiungevano la lunghezza di oltre cinque metri. Le redini venivano fissate infilandole per un capo conformato ad anello nel corno esterno della coppia aggiogata; poi, dopo un avvolgimento attorno all'estremità del giogo, si facevano passare sulla fronte, per essere poi allaciate all'orecchio interno. Gli esrcizi di guida tendevano ad abituare le bestie a rispondere prontamente agli ordini dell'uomo. Dopo un certo periodo di esclusivo allenamento al giogo, durante il quale la coppia veniva condotta attraverso le più impervie strade di campagna, si passava all'addestramento al traino. Per tale esercizio si attacava al giogo, cioè un grosso ramo fronzuto, gradualmente appesantito con massi, oppure una grande pietra che veniva trascinata con una lunga catena.
Quando la coppia aveva raggiunto un impegno concorde sotto il giogo, cioè aveva acquisito una corretta andatura e una soddisfacente potenza di traino (TIRA BONA), veniva adibita all'aratura. In tal modo si raggiungeva il duplice intento di completare la loro capacità di traino disciplinato e di ottenere i primi servizi utili. A questo punto i due bovini raggiungevano il terzo anno di vita, diventano cioè NOEDDOS, che era considerata l'età giusta per l'aggiogamento al carro.

IL SISTEMA PORTANTE era costituito dal telaio in legno d'elce o castagno o olmo e dalle ruote. S'ISCALA si otteneva segando nel senso della lunghezza il tronco d'albero, partendo dalla sua base (cm 15 di diametro) fino ad un metro dalla punta (cm 7 di diametro), e divaricandone le due parti per costruire una biforcazione che veniva bloccata nel punto di massima apertura (m 1,15) daun'asse fissata ai bordi superiori dei due lati e da un'asta in 
ferro che li attraversava.In prossimità del suo vortice, la divaricazione veniva costretta da un bullone per evitare la spaccatura del timone e ulteriormente assicurata da un piuolo a sezione rettangolare, incastrato tra le facce interne dei due rami. Successivamente a questo, la divaricazione era attraversata da otto piuoli cilindrici in legno di olivastro equidistanti (cm 30) e paralleli. 
1) Il primo di essi reggeva SU BALLANTZINU, cioè un bastone forcuto o forato che, in posizione verticale, teneva il piano del carro parallelo al terreno durante il parcheggio.

2) In corrispondenza del baricentro del carro, a metri 3,90 da SA PUNTA 'E S'ISCALA, era sistemato SU FUSU, cioè l'asse in ferro che univa le due ruote. SU FUSU raggiungeva complessivamente la lunghezza di metri 1,80. La sua parte mediana (m 1) era a sezione rettangolare (cm 4,50 x 5,50)..................................................................................(SEGUE >> )
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