Il carro agricolo
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Il grosso paese appare all'improvviso, adagiato in una profonda conca al riparo dei venti a 500 m. d'altitudine. Fa parte del Montiferru e si sviluppa all'interno di un cratere di origine vulcanica, le cui case presentano la tipica struttura a torre e le strade, ripide e tortuose, s'incrociano nel centro storico conservando ancora l'acciottolato.
Santu Lussurgiu si trova nella parte centro-occidentale della Sardegna ( Prov. di Oristano ) e nel versante nord-occidentale della catena del Montiferru, una delle zone più suggestive della Sardegna, raggiungibile dalla S.S.131 Carlo Felice, attraverso gli svincoli di Macomer, Abbasanta, Paulilatino e Tramatza.
Il sito è online dal 01/12/2003 
 
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Il carro agricolo lussurgese (3 di 7)

Le due estremità, lunghe cm 7 ciascuna, avevano il bordo rinforzato da un cerchio in ferro. Lungo il foro longitudinale de Su Mortaiu veniva inserito il mozzo che era costituito da un manicotto in ghisa leggermente rastremato verso l'esterno della ruota (diametri da cm 6 a cm 5), secondo la conformazione affusolata delle estremità dell'asse che lo attraversava. Il mozzo si ancorava al legno per mezzo delle sue due alette situate in prossimità dell'imboccatura più larga. Le ruote, una volta collocate nella loro sede, venivano bloccate, come già accennato, per mezzo de SA GRAVETTA, la quale era solitamente era fornita di un'anella che ne impediva l'uscita. L'attrito tra SA GRAVETTA e SU MORTAIU si eliminava inserendo un disco in ferro .
Grande cura veniva dedicata a garantire la frequente lubrificazione del mozzo. Questa operazione si effettuava disinserendo parzialmente la ruota per poter introdurre nella imboccatura interna de Su Bussulu alcune sottili fette di lardo che, nell'attrito con l'asse, ne assicuravano l'ingranaggio uniforme. Per lo spostamento della ruota il carro veniva leggermente sollevato di fianco facendo perno su un robusto trepiede di legno collocato sotto SA MESASCHIA

A Santu Lussurgiu non si costruivano le ruote del carro: la ruota piena proveniva da Borore ed Abbasanta e quella a raggi da Cuglieri e da Guspini. 

Circa l'uso dei due tipi di ruote, si può affermare che, di norma, la ruota piena era adottata nei carri agricoli adibiti dai proprietari di terreni e di bestiame per i servizi di trasporto interni alle loro aziende, le quali, solitamente, erano sprovviste di strade carrabili. Dovendo, quindi, il carro inoltrarsi lungo piste fangose e sconnesse, la ruota piena si dimostrava più idonea per la sua compatezza.
La ruota a raggi era solitamente preferita dai CARRADORES DI PROFESSIONE che dovevano affrontare lunghi viaggi per il trasporto delle merci per conto terzi. Infatti tale ruota era più leggera e più grande di quella piena e quindi più idonea su strade carrabili.

SISTEMA FRENANTE
L'insieme dei vari pezzi che concorrevano a formare il sistema frenante era chiamato SA MECCANICA. La frenatura si otteneva per mezzo di due tacchi in legno, uno per ciascuna ruota, le cui superfici di attrito erano protette da un rivestimento in cuoio crudo e, più recentemente di gomma. Questi tacchi erano incastrati alle estremità di un'asse 
che attraversava inferiormente la divaricazione del carro e che era collegata, per mezzo di un tacchetto di legno (SA RANA), a una seconda asse immediatamente retrostante. Questa era imperniata per una estremità sul lato sinistro del telaio, mentre l'altra estremità poteva scorrere all'interno di una staffa in ferro per mezzo di una spinta che, attraverso SA RANA, si trasmetteva in bordo uniforme all'asse anteriore e, quindi, ai due tacchi frenanti. Il tutto costituiva una leva di 2° grado, in cui la potenza era la spinta, la resistenza era SA RANA, il fulcro era il perno
La necessaria spinta si esercitava con SA MARTINICA, bastone di olivastro lungo cm 65 e fornito, presso l'estremità inferiore, di un gancio in ferro che si inseriva tra le maglie di una corta catena ancorata al telaio in prossimità della ruota destra, per metterla in tensione contro l'asse posteriore. Tale meccanismo costituiva, quindi, una leva di 1° grado, la cui resistenza era data dall'asse posteriore, il fulcro dalla catena e la potenza da SA MARTINICA.

SISTEMA CONTENENTE: Tale struttura comprendeva il pavimento e le due sponde del carro.
1) Il pavimento aveva inizio a metri 2,30 da SA PUNTA 'E S'ISCALA ed era costituito da n.11 tavole rettangolari (SAS SEDDAS) in legno di olmo o di ontano, spesse sette centimetri, che coprivano la divaricazione poggiando, con un leggero incastro per impedirne lo slittamento, sui due lati di essa fino all'estremità posteriore del carro (SA COATZA 'E SU CARRU). In tal modo il pavimento raggiungeva una superficie utile di due metri quadrati. Quattro SEDDAS, fornite ciascuna di due fori quadrati (ISTAMPAS) praticati in prossimità dei loro margini esterni, erano destinate ad accogliere le assi verticali delle sponde. Un bordo in legno, applicato con bulloni sull'orlo esterno di ciascun foro, ne aumentava lo spessore per offrire maggiore ancoraggio alle sponde stesse. Due di tali SEDDAS costituivano la parte iniziale e terminale del pavimento, mentre le altre due erano dislocate in posizione intermedia ai limiti della zona laterale impegnata dalle due ruote.
2) Ciascuna delle due sponde del carro (ZERDAS o COSTANAS) era costituita da quattro assi verticali in legno di castagno, alte in media metri 1,10 ed a sezione quadrata (cm 8 di lato). Esse venivano distanziate in modo che le loro estremità inferiori potessero penetrare nei corrispondenti fori dislocati come detto sopra, e sporgere sotto il pavimento per una ventina di centimetri. .......................................................................................................................(SEGUE >> ) ( << INDIETRO )

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