La gualchiera e il mulino
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Il grosso paese appare all'improvviso, adagiato in una profonda conca al riparo dei venti a 500 m. d'altitudine. Fa parte del Montiferru e si sviluppa all'interno di un cratere di origine vulcanica, le cui case presentano la tipica struttura a torre e le strade, ripide e tortuose, s'incrociano nel centro storico conservando ancora l'acciottolato.
Santu Lussurgiu si trova nella parte centro-occidentale della Sardegna ( Prov. di Oristano ) e nel versante nord-occidentale della catena del Montiferru, una delle zone più suggestive della Sardegna, raggiungibile dalla S.S.131 Carlo Felice, attraverso gli svincoli di Macomer, Abbasanta, Paulilatino e Tramatza.
Il sito è online dal 01/12/2003 
 
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La Gualchiera e il Mulino

I mezzi tecnici e le attività operative del passato
Progetto Comunale Occupazione 1994
Salvaguardia, valorizzazione e gestione ottimale di Beni Comunali Archeologici e Storici
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Scopo del lavoro fatto dal Comune di Santu Lussurgiu è quello di documentare, descrivendoli, i mezzi tecnici e le attività operative che si sono sviluppate nel paese: i mulini e le gualchiere. L’obiettivo è quello di far scoprire al visitatore il valore culturale e sociale, attraverso il recupero, la tutela, lo studio e la valorizzazione di queste testimonianze del passato. Il presente lavoro, per la carenza delle fonti, non è né vuole essere un lavoro di natura storica; è semmai, un semplice profilo di storia locale a fine conoscitivo e divulgativo. Infatti le notizie che si possono raccogliere sulle origini a Santu Lussurgiu dei mulini e delle gualchiere sono scarse o inesistenti. Non si hanno fonti scritte, e quindi certe, sulle origini di tali macchinari, per cui la ricostruzione del periodo più lontano è possibile solo attraverso ipotesi, più o meno probabili, che si possono trarre, in mancanza di documenti originali, dai fatti o vicende storiche.
Le notizie sono nella maggior parte dei casi, la testimonianza dei pochi proprietari e dei clienti dei mulini e delle gualchiere di Santu Lussurgiu.
Questo è un lavoro prevalentemente descrittivo di attività particolari esercitate in un lasso di tempo circoscritto: l’attività del mugnaio e del gualchieraio dai primi del novecento alla fine degli anni settanta.
In questo lavoro, indirizzato anche dalla lettura di ricerche eseguite nei decenni precedenti nell’ambito del Centro di Cultura Popolare, si è tentato di dare una risposta a tre quesiti: quando, come e perché i mulini e le gualchiere a Santu Lussurgiu.
In primo luogo diamo all’attività in esame una collocazione cronologica; in secondo luogo affrontiamo il problema tipologico, cioè, dei modi in cui tali attività si esercitano e si sviluppano nel paese nel periodo considerato; infine, l’individuazione, per quanto possibile, dei motivi di fondo che portarono allo sviluppo e alla scomparsa dei mulini e delle gualchiere.

Il mulino idraulico ha origini antichissime.
Le più antiche testimonianze documentali risalgono al 1 sec. A.C.
Il mulino idraulico più antico è il mulino greco (o scandinavo), dove un albero verticale o asse porta alla estremità inferiore una ruota orizzontale composta da un certo numero di pale, la quale ruota, collocata a filo d’acqua azionava la macina girevole posta immediatamente sopra di essa.
Si trattava di quello che viene definito: “mulino idraulico a ruota orizzontale”.
Questo tipo di mulino, non adatto ai grandi fiumi di pianura, ricchi d’acqua, ma troppo lenti, rappresentava soltanto un cambiamento dell’origine della forza motrice (dalla forza muscolare degli schiavi od animale, alla forza motrice dell’acqua), ma non un nuovo livello di produzione dell’energia.
Più tardi alla fine del 1 sec. D.C., fu Vitruvio (ingegnere romano), a trasformare il mulino greco, creando quello che verrà chiamato “il mulino vitruviano”, costituito da una ruota verticale di legno ad esse orizzontale che poteva fornire una potenza superiore a quella del mulino greco.
La nuova macchina idraulica medievale si perfeziona e si modifica nel tempo; il suo uso non è più solo ristretto alla macinazione dei cereali, ma viene esteso ed applicato ad altri meccanismi, che compiono operazioni differenti; tra questi la gualchiera, macchina per la follatura dei panni, azionata dalla forza idraulica attraverso una ruota verticale ad asse orizzontale,. La gualchiera, quindi non era che un discendente dell’antico mulino.

Si afferma che il mulino idraulico e la gualchiera si diffusero in tutta Europa intorno ai secoli XI e XII.
Periodo in cui, si ipotizza, si diffusero anche in Sardegna, introdotti, per alcuni dai monaci greci e per altri dai monaci Camaldolesi, che furono i primi ad utilizzare nei loro monasteri i mulini ad acqua e le gualchiere per la produzione della farina e dell’albagio (rozzo panno con cui i monaci confezionavano le proprie vesti).
Come nella maggior parte dell’Europa, anche nell’isola, in origine i mulini erano di proprietà di monasteri e signorie laiche, poiché solo questi potevano utilizzare l’acqua, avendone l’assoluta disponibilità, e sostenere le spese di manutenzione dei mulini.
Intorno al secolo XIX, con il diffondersi della proprietà privata, i mulini furono gestiti dai proprietari del fondo in cui erano situati, o dati in affitto.
Alcuni autori ci riferiscono che intorno all’800-900, i sistemi impiegati in Sardegna per la molitura dei cereali erano: le mole asinarie, presenti soprattutto nella zona meridionale e i mulini idraulici, situati per lo più in zone coltivate e ricche d’acqua, nel centro-nord della Sardegna.
Oltre i mulini idraulici, in queste zone ebbero ampia diffusione le gualchiere per la lavorazione (follatura) dell’orbace.
Il tipo di mulino idraulico, più diffuso, presente in Sardegna, era quello a ruota orizzontale, più semplice e meno produttivo rispetto al mulino a ruota verticale, ma maggiormente adatto alla zona.

 

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