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Santu Lussurgiu
 

Quando si ode ripetere che i villaggi sardi sono su per giù tutti uguali, bisognerebbe rispondere con esempi che facilmente potrebbero dimostrare la leggerezza e la miopia di giudizi tanto affrettati. Chi volesse infatti contrapporre variazioni della innegabile uniformità di molti paesi dell'Isola, basterebbe tenesse presente la pittoresca bellezza di Santu Lussurgiu. Una fossa, una conca, un cratere, una voragine; e lungo le pareti di questo che a momenti somiglia a un burrone vero e proprio, ben disposte si vedono le stradine e le casette. Anzi: mal disposte. E non potrebbe essere diversamente, se si considera che a suggerire il tracciato delle viuzze e delle piazzette dev'essere stata la roccia, Roccia basaltica, affiorante a strati, a guglie , a picchi, a piccole terrazze. E i primi abitatori, due o tre secoli fa, si lasciarono docilmente condurre, guidare da quelle pietre: anzi le utilizzarono, dov'era possibile, ora per appoggiarvi un tetto, ora per farne una parete magari curva e sbilenca, a impiegarla come sentiero, oppure avvantaggiarsene per le fondazioni. La pietra, dunque, che in Sardegna è una presenza animata e caraterizza il paesaggio o condiziona addirittura la vita e il lavoro, qui è arbitra, è dispotica, spadroneggia e tiranneggia. Ma bisognerebbe anche soggiungere che tutto questo è vero solo in parte, si, i primi abitatori si lasciarono dolcimente guidare da quelle pietre, ma si direbbe che non dispiacesse loro questo strano piano regolatore che, tutto sommato, assicurava alle case molta ombra, durante le lunghe estati, nella calura del Montiferru; e le abitazioni, così disposte, si riparavano anche dal vento che aggredisce questa regione per giornate e settimane, senza stancarsi mai di fischiare e di ululare, disperatamente, fino aprodurre l'incubo.Santu Lussurgiu: nome strano, qualcosa di onomatopeico, suggerisce l'idea del sussurro prolungato ed ossessivo del vento, appunto; o pare una deformazione espressiva di una parola che voglia rappresentare il frastuono e le sonorità del maestrale implacabile. E invece è soltanto un'innocente variante di San Lussorio, un Santo martire locale, o forse nato a Cagliari; nome che poi, trasportato nelle campagne attorno a Pisa, si è ingentilito ed è diventato San Rossore.Ma pronunciando Santu Lussurgiu, continuiamo a pensare al tumulto del vento, che qui è più che altrove di casa.Ciò è probabile, o almeno e verosimile, perchè anche un poeta del luogo, Giovanni Corona, ha scritto questi pochi versi in cui è un quadretto di grande evidenza: Ho sentito la voce del vento / nelle strade del mio paese. / E' rimasta la voce del vento / come cane senza padrone / nelle strade del mio paese. / Scroscia l'acqua come torente, / la pioggia e il vento vivono solo/nelle strade del mio paese. E tuttavia, malgrado le tracce ancora visibili della furia del vulcano, i contorcimenti degli alberi maltrattati dalle bufere, sembra che le casette sorridano e si balocchino, destinate alle bambole e alle fate, più che ad uomini veri; e che siano affiorate dal sottosuolo un pò a caso, disordinatamente, come per gioco, fino a formare un paesino di fantasia con straducce, scalette, piazzette, casupole, tutto minuscolo, tutto scuro ma lindo e, a suo modo, composto e minuto, con animali inverosimilmente piccini anch'essi - cavallini, asinelli, gatti, polli - ; e che poggiano saldamente avvinghiate a quelle stesse pietre dalle quali sembrano emerse, generate. La roccia è dovunque, e fa da fondamenta ai casolari - fondamenta gigantesche e ben solide, capaci di sorreggere palazzi -, o s'insinua nell'abitato e si ritrova fin nelle stanzucce degli abituri vetusti, talvolta, sbucando di sorpresa dalla penombra ambigua, e aggiungendo la sua decrepitezza a quella dell'ambiente; oppure fa da parete, o serve a formare un corridoio o un cortile o una corsia, anche se inclinata, imprevedibile, curva bistorta; o quà e là è diventata pavimento e pare l'avanzo di una strada romana, levigata dai passi della gente e dalle bestie, con degli effetti di bianco e di grigio che si combinano con le fenditure operate dal tempo, dall'acqua e dal vento. Tutto questo insieme curioso ed insolito, è come inghirlandato, incorniciato dal verde ricco e generoso di una bella strada preiferica da dove si domina tutto il paese, le colline, le montagne, il cielo, gli animali e la vegetazione che anima ed allieta il grigiore predominante. La gente del luogo, fortemente impegnata a distruggerla trasformandola., non sembra aver capito il valore; e si applica piuttosto a soddisfare la vanità paesana e la meschinità del gusto, costruendovi casette che ben presto toglieranno al paese la sua nota più gentile, dove neanche i divieti di sosta basteranno ad impedire che diventi una strada scomoda e brutta. Perciò applicherei a Santu Lussurgiu lo slogan che è stato letto a Londra, in una agenzia di viaggi e turismo; dove a proposito della Sardegna, si voleva richiamare l'attenzione dei viaggiatori su una terra da visitare: Affrettatevi a visitare Santu Lussurgiu, prima che i lussurgesi la distruggano. E, per di più l'opera deleteria si direbbe per lo meno incominciata, impunemente, come altrove, forse come dovunque. I segni premonitori non sono pochi. Vanno dalle casette presuntuose della bella strada periferica, fino alla costruzione di un mattatoio sul più bel colle panoramico, dall'utilizzazione industriale delle acque di San Leonardo, fino alla rovina della chiesa campestre di San Giuseppe che fino a non molti anni fa se ne stava lì da tempo immemorabile, ad annunciare il paese e come a segnarne il profilo caratteristico. Queste pagine che seguono, perciò, vogliono non solo ripetere l'invito, ma fermare il ricordo di una suggestiva bellezza destinata a tramontare, o minacciata di essere rifatta secondo gli schemi dei quartieri popolosi e popolari delle città di tutto il mondo. Ma vogliono anche,, le pagine che seguono, rendere ancora una volta omaggio alla Sardegna antica che, in mondo avviato a diventare uniforme e piatto, spicca ancora, anzi più che mai, come una terra di leggenda e di sogno.

 

 

 

 

Poesia di Antonio Casula
Dedicata al vento

Bramosu de distruire e d'afferrare
Cant'agatas paradu in su camminu,
Terribile pius de riu e de trainu
Mannu che i sas undas de su mare...
A su passaggiu tuo su piùere
Si pseit chew nue in sos camminos
De su monte. Sos buscos elighinos
Resistein che malos a conduere
Caddos a fune....

 

Porte d'ingresso e finestre di case d'abitazione. L'architrave e gli stipiti sono di basalto o trachite: in numerose case sono lavorati così, con motivi geometrici. Gli stessi, più o meno che i falegnami usavano per la decorazione di cassapanche, tavoli e seggiolini, lavorati con incisioni combinate con buon estro popolare. Si tratta di ornamenti che risalgono al 1700.

 
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