Il cavallo
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Il grosso paese appare all'improvviso, adagiato in una profonda conca al riparo dei venti a 500 m. d'altitudine. Fa parte del Montiferru e si sviluppa all'interno di un cratere di origine vulcanica, le cui case presentano la tipica struttura a torre e le strade, ripide e tortuose, s'incrociano nel centro storico conservando ancora l'acciottolato.
Santu Lussurgiu si trova nella parte centro-occidentale della Sardegna ( Prov. di Oristano ) e nel versante nord-occidentale della catena del Montiferru, una delle zone più suggestive della Sardegna, raggiungibile dalla S.S.131 Carlo Felice, attraverso gli svincoli di Macomer, Abbasanta, Paulilatino e Tramatza.
Il sito è online dal 01/12/2003 
 
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Il Cavallo
La Storia del Santo La Sagra di S.Lussorio Sos Gosos

 

I Lussurgesi a Cavallo
Allevamento e  tradizioni

L'allevatore, il contadino ed anche l'artigiano lussurgese, negli anni passati, trascorreva la sua esistenza in continuo contatto con il cavallo, che egli considerava un indispensabile collaboratore nelle sue fatiche e un prezioso compagno nelle sue feste.

Sin da piccoli, i lussurgesi, cominciavano a montare "Su caddu murru", il cavallino di férula o di canna , che i loro nonni o padri realizzavano per giocare. Da ragazzi, invece, portavano al pascolo il cavallo vero del padre e una breve corsa al galoppo non mancava. Una volta adulti, il cavallo diventava per loro un mezzo di trasporto  indispensabile. Ciascun mestiere che nel passato ha caratterizzato la vita di Santu Lussurgiu, ha avuto nel cavallo un sostegno determinante; l'allevatore lo ha utilizzato per i suoi continui spostamenti dietro il bestiame e per il trasporto del latte e delle quagliate; il contadino per le sue trasferte quotidiane da casa alla vigna, all'oliveto; il mugnaio per il trasporto del grano dal paese al mulino e della farina dal mulino al paese; il gualchieraio lo utilizzava nei suoi lunghi viaggi attraverso la Sardegna per il trasporto dell'orbace da follare in gualchiera ( Follare = comprimere tessuti di lana con apposite macchine dette "folloni" ) e per la restituzione del tessuto follato. Anche per il frantoiano il cavallo era indispensabile, esso costituiva l'unico motore per il funzionamento della pesante macina frangitrice delle olive. Al di fuori del mondo del lavoro, il cavallo è stato ed è tuttora il grande protagonista nelle manifestazioni civili e religiose del paese. E' notissima la corsa "de sa Carrela 'e Nanti" , che si svolge per Carnevale in pieno centro abitato e nella quale il cavallo, guidato con maestria, esibisce le proprie doti che vengono messe in evidenza anche in occasione "dell'Ardia".

 

Lo studioso tedesco di lingua sarda Max Leopold Wagner, nel suo Dizionario Etimologico Sardo , scrive: " A santu Lussurgiu s'ardia è il luogo da dove si guarda uno spettacolo, soprattutto le cavalcate che si fanno in occasione delle feste". Il grande Wagner stavolta è caduto in una imprecisione e non ha bene inteso il significato di àrdia. Ardia è " la cavalcata", non " il luogo da cui si guarda". Dunque, l''Ardia non è altro che la scorta a cavallo in onore del Santo patrono del paese. La corsa "de sa Carrela 'e Nanti" a Carnevale è un'altra manifestazione a cavallo. Le corse, per i lussurgesi, rappresentano la sintesi di una circostanza, "su carrasegare" , il carnevale, che raccoglie l'intera comunità. Cavalli, cavalieri e pubblico, ciascuno nel suo ruolo ma fusi in un insieme, costituiscono lo spettacolo. La folla, lungo la strada, incurante delle transenne, si apre, all'arrivo e al passaggio dei cavalli, con lo sguardo attento e in silenzio e si chiude subito dopo per vedere come finisce quella corsa, seguita immediatamente da commenti, giudizi e raffronti con le precedenti, e non solo dello stesso giorno o dello stesso anno. Correre a cavallo in "sa carrela", nei suoi aspetti generali e nelle caratteristiche proprie, è un saggio di alta equitazione. Gli elementi particolari, sono in funzione del percorso, dell'ambiente e della tradizione.

 

San Leonardo de Siete Fuentes per la gente di campagna si identifica con i cavalli Per i cittadini si identifica con acque fresche, gite domenicali, riposo e vacanze. La prima domenica di giugno, la fascia centro-occidentale della Sardegna , si 
riversa a San Leonardo per vendere, comprare e vedere cavalli. Rispetto ad altre sagre dell'isola, San Leonardo è una festa prevalentemente commerciale. La Chiesa pisana è lì, in mezzo al bosco, assediata dal cemento, con la statua del Santo che tiene fra le mani i ceppi, simili alle pastoie per cavalli. Un santo protettore dei carcerati ed ex carcerati. Non mancano i fedeli e le cerimonie religiose. Il cavallo in queste zone è sempre stato di casa. Nel dizionario del Casalis, nelle monografie dei paesi sardi, leggiamo che nel 1830, nei paesi del circondario, la consistenza dei cavalli era di ben 2185 soggetti. Ora, certamente, sono di meno. Ma la minore quantità è compensata dalla qualità e dal lungo lavoro di selezione. Oggi il problema principale per la fiera di San Leonardo è di sostegno e ampliamento del mercato: individuare le occasioni per uscire dal giro della Sardegna e sensibilizzare, nei modi opportuni e tempestivi, l'ambiente sportivo continentale, l'ambiente degli appassionati del cavallo da sella , del turismo equestre, delle scuole di equitazione e delle società ippiche. Un mercato qualificato del cavallo sportivo che privilegi la selezione, il carattere, la doma del cavallo sardo.

 

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